lunedì, 12 aprile 2010

Non tutti i buchi riescono con la ciambella intorno

 MN, casalinga, 62 aa.

Motivo della consultazione:

Tunnel carpale dx che la infastidisce da molti anni.

E’ già stato operata di protesi di ginocchio a sn, vuol provare qualcos’altro prima dell’intervento di neurolisi che le hanno detto inevitabile e risolutore.

Donna estremamente positiva, generosa, impegnata, attiva. Madre di tre figli. Oltre alla protesi di ginocchio sn ha in anamnesi:

  • Pregressa isterectomia per fibroma.

  • Artromialgie peggiorate dal freddo-umido.

Diagnosi

Distinto di Fegato/Vescica Biliare

Terapia

  • CV.2 con ago direzionato in alto a dx,

  • GB.1 con ago direzionato in alto e medialmente,

  • GV.20 con ago direzionato a sn e in basso (dove altrimenti?),

  • GB.1 con ago direzionato in basso e medialmente,

  • CV.2 (di nuovo) con ago direzionato in basso e verso dx.

  • GB.44 a sn.

Siccome non so fare la triplice puntura in corso di infissione, manipolo ripetutamente nel corso della seduta l’ago tenendolo fermo con una mano e imprimendo con l’altra un massaggio sul manico con direzione fuori-dentro-fuori . Mi consolo che l’intenzione sia parte della terapia (d’altra parte anche gli altri aghi sono direzionati per intenzione: spesso GB.1 prende la direzione dx-sn che preferisce…).

Il motivo del trattamento è lo stesso del dito a scatto già descritto in passato in un post precedente: non distribuzione del Jing di Fegato in periferia.

Le sedute andrebbero condotto 3 giorni sì e 3 giorni no per 3 mesi lunari: 12 settimane. Siccome siamo cristiani, cito il sommo Dante –non il poeta trecentesco-, la domenica non conta. Ho usato questa tempistica per le “malattie difficili”, autoimmunitarie nobili (cioè provviste di tassonomia diagnostica e pedigree) conclamate: davvero molto impegnativa sia per il paziente che per il terapeuta. Applico questo ritmo solo se c’è bisogno di lavorare proprio in profondità. Per gli altri casi, una seduta la settimana.

Andamento clinico

Dopo una settimana la paziente torna e mi riferisce che il disturbo alla mano non è migliorato. Io sono un terapeuta presuntuoso e severo: tratto tutti i disturbi, ma se dopo la prima seduta non c’è alcuna modificazione dei sintomi giudico di aver sbagliato trattamento. A questa proposta la signora si oppone: le sono diminuiti tantissimo i dolori reumatici. Non ha più artromialgie (evidentemente il dolore da tunnel carpale non era così intenso)). Ripropongo la seduta. La signora torna entusiasta, non dormiva così bene da tanto tempo… ma il tunnel carpale è lì, tale e quale, non si è modificato di un soffio. Altra seduta e insiste ancora per altre. Arriviamo a cinque. E’ felicissima del suo trend generale nel corso del trattamento ha avuto una crisi emicranica e problemi emorroidaria per pochi giorni, disturbi di cui aveva sofferto pesantemente in passato (nemesi della malattia?) ma tutto si è risolto in breve, erano anni che non era così libera dai dolori articolari. Sta proprio bene! Unico neo … il tunnel carpale.

Così mi ringrazia, mi saluta e va a farselo operare. Con beneficio.

Evidentemente c’è un livello anatomico di lesione che non si lascia scalfire dalla mia presunzione e rende non completamente inutili gli anni di studio e di pratica chirurgica degli ortopedici.
O forse avrei dovuto insistere per cambiare punti. O provare i famigerati tre-giorni-sì-tre-giorni-no. O solamente condurre il trattamento per 12 settimane… Mah!

Seconda puntata: imparato a fare il buco, la ciambella intorno viene.

Stessa paziente. La rivedo ancora, ogni due anni circa, per rinverdire il trattamento “antiartrosi”, un paio o tre sedute per volta. Non ne vuole altre, le va bene così.

Un bel giorno (che sono passati 5 anni e oltre dalla prima visita)mi chiama perché ha operato anche l’altro ginocchio. Protesi. Ma questa volta –a differenza della prima- il recupero è lentissimo, sono passati 5 mesi e fa fatica ancora a caricarlo, non riesce a fare più di pochi passi di seguito e se lo sente comunque legato. Le persiste un dolore al comparto esterno acuto, urente, fisso, peggio da sdraiata o seduta e col carico prolungato. Migliorato dal calore. Assume Tramadolo, unico farmaco che glielo attenua.

Diagnosi

Distinto di Rene/Vescica urinaria.

Terapia

  • BL.40 a dx con ago direzionato in alto,

  • BL.10 a dx con ago direzionato in alto e medialmente,

  • GV.20 con ago direzionato a sn e in basso (dove altrimenti?),

  • BL.10 sn con ago direzionato in basso, BL.40 sn con ago direzionato in basso e medialmente.

  • BL.67 e KI.1 a sn con triplice puntura (o come volete chiamare quella manovra descritta prima).

Il distino KI/BL tratta il Jing. Il ginocchio fa la spia fin dall’etimologia del nome dello stato del Rene, il Rene genitale, quello Yin, appunto. I punti di riunione inferiori sono localizzati proprio al ginocchio.

Ma queste sono considerazioni successive al motivo vero per cui l’ho utilizzato. In fin dei conti era un dolore secondario ad un trauma chirurgico, ragionando in termini di livello energetico sarebbe stato un tendino-muscolare. (Anche se l’intervento sull’osso è un trauma profondo, che colpisce il Jing, l’osso per l’appunto e il connubio wei-yuan è tipico del distinto)

Ma la ragionata è stata molto più semplice.

Esistono tre modi di reagire ai patogeni.
Il modo WEI è la negazione, il rifiuto: “Non ti voglio, vai via”. Se funziona questo sistema la noxa è allontanata.
Ma se la noxa supera questo livello entra in campo il modo YING che è la trasformazione del problema. Siccome non riesco a eliminarlo, lo risolvo elaborandolo, lo trasformo in altro che conosco e lo elimino. Sono i meccanismi dell’immunità naturale il primo e acquisita il secondo. La cognizione del patogeno lascerà una memoria. Per i patogeni interni interviene subito il livello YING.
Ma la cosa può non funzionare ancora perché la noxa è troppo forte o l’elaborazione non efficace. Allora si deve accettarlo . Non si può fare altro. Questa soluzione del conflitto viene adottata sul campo della YUAN QI che scende a patti col patogeno. Questa accettazione ha duplice polarità. Una attiva, inclusiva, di libertà, di scelta continua, di decisione assidua di armonizzazione, volontà di far pace. Si accetta lo straniero e si integra nella propria struttura con arricchimento reciproco (è successo a quei microbi dei mitocondri con le cellule eucariotiche ed è andata benissimo… E’ successo con la cristianità romana e i barbari ai tempi di S. Agostino e anche lì ha funzionato. Succede ogni volta che si fa “di necessità virtù” ). L’altra è passiva , subìta, sopportata, rinunciataria, “ob torto collo”: non può far meglio, prendiamolo così. Questo secondo modo genera secondo la medicina cinese l’umidità calore, clinicamente il cancro e la malattia autoimmune nelle diverse gradazioni: dall’invecchiamento all’artrosi, aterosclerosi, fibromialgia fino alle malattie nobili (AR, Sjiogren RCU ecc). Per motivi costituzionali la donna è portata ad applicare questo secondo modello, quello passivo. Perché è yin, perché lo sviluppo del suo seme la indirizza sul circuito Cuore-Fegato-Rene che è il tragitto del Ministro del Cuore, perché tende ad essere recettiva per natura…

Il meccanismo dei distinti era entrato in gioco già una volta. Ho immaginato che potesse essere in causa anche questa volta.

E’ andata bene. Progressivo miglioramento fino a sospensione del trattamento dopo sette sedute a cadenza settimanale. Così ha deciso lei.

Esperienza del dr. Paolo Brici (Rimini)

Per chiarimenti: brixbott@libero.it

(Meglio se i chiarimenti vengono chiesti nei commenti in modo da arricchire tutti i lettori, grazie)